sabato 4 luglio 2009

Barillah e Telecom Italiah

Quando ero bambino per telefonare c'era solo la Sip e quando c'era da fare la pastasciutta, cioè tutti i giorni, a casa mia si usava quasi solo la pasta Barilla.
Poi la Sip è diventata Telecom Italia e adesso è soltanto uno dei quattro o cinque operatori di telefonia, anche se per molti utenti rappresenta ancora quello "normale". Anche la Barilla ha visto aumentare il novero dei concorrenti, ma resta largamente prevalente nei piatti fondi degli italiani. Insomma, Telecom Italia e Barilla, insieme con altre cose, sono i prodotti di chi non sceglie, di chi non prova a cambiare, i prodotti "di default".
La Barilla trionfa, ad esempio, nei piccoli negozi di alimentari della provincia italiana. Sì perché l'alimentazione di milioni di italiani non passa da Eataly e presidi Slowfood, ma da piccoli insulsi negozi di alimentari dove di pasta c'è solo la Barilla, di succhi di frutta solo i Santal, di biscotti solo i Mulino Bianco. Non riesco a immaginare niente di più anonimo di questi emporietti che si presentano anche con un approccio familiare, ma non propongono mai niente di sfizioso, solo prodotti mainstream di livello mediobasso. Mi trovavo in questi giorni dalle parti di Salò, sul lago di Garda, zona di produzione di ottimo olio d'oliva, ma il piccolo negozio di alimentari del paese smerciava solo un olio industriale della provincia di Perugia. Perché tanta banalità? Perché tanta sciatteria?
Vabbene, però anche i pigri consumatori di pasta Barilla e utenti Telecom hanno bisogno di sentirsi un po' speciali. La soluzione sta nel dargli l'acca.
Ci pensano gli spot televisivi dove Telecom Italia diventa "Telecom Italiah" nella rassicurante interpretazione di Elena Sofia Ricci ("Io sto con Telecom ItaliaH") e Barilla diventa Barillah nella francamente paternalistica interpretazione di Mina (Minah?).
Un'acca, una piccola emissione di fiato che segnala tutta l'autorevolezza, il prestigio, la serietà di una marca. Certamente Telecom Italiah è tutt'altra cosa rispetto a Telecom Italia, così come Samantah è certamente più gnocca di Samanta.

A essere precisi Mina non inserisce la H esattamente in coda a Barilla (forse le hanno chiesto di non rovinare il suono del brand) in compenso ne regala a iosa (iosah?) nel resto dello spot. Cliccare per credereh!

lunedì 1 giugno 2009

E cosa ci vorrà mai: Repubblica, ecco qua!

1. Come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
Non ho mai conosciuto il padre di Noemi Letizia.

2. Nel corso di questa amicizia quante volte vi siete incontrati e dove?
Meno di una, non ricordo dove.

3. Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia?
Ma ci sei o ci fai?

4. Perché ha discusso le candidature con Letizia che non è neanche iscritto al Pdl?
Beh, se è per questo neanche io sono iscritto al Pdl e, se non mi cade una tegola in testa, non credo che lo sarò mai.

5. Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
Purtroppo suo padre non me l'ha mai presentata.

6. Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
Mettiamola così, non l'ho mai incontrata senza che fosse presente suo padre che, peraltro, non ho mai incontrato.

7. Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
Forse è più facile che sia Noemi a sostenere la mia famiglia, visto che ha quattro appartamenti intestati.

8. E’ vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo e in politica?
Lo farò sicuramente, se ne avrò l'occasione, ma non gliel'ho ancora promesso.

9. Veronica Lario ha detto che lei “frequenta minorenni”. Ce ne sono altre che incontra o “alleva”?
Se Veronica Lario ha detto questa cosa, ma sfido chiunque a dimostrarlo, forse era mossa da gelosia nei miei confronti.

10. Sua moglie dice che lei “non sta bene” e che andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?
Mia moglie si riferiva alla mia allergia all'ambrosia. Devo ammettere che ne soffro da alcuni anni.

mercoledì 6 maggio 2009

Come mandare in vacca un dibattito tv - Lezione 1

Nel mezzo di un dibattito televisivo siete in difficoltà, diciamo pure che il vostro avversario Amilcare Santolozzi vi sta asfaltando: conosce meglio la materia, vi ribatte punto su punto ed è platealmente spalleggiato dal conduttore. Nessun problema, ecco come muoversi.
1. Lasciate parlare il vostro contendente senza cercare di contrapporvisi. Poniamo che il tema sia: "Come preparare il risotto alla milanese". Il vostro avversario potrà ad esempio spiegare incidentalmente che "per il soffritto occorrono burro e cipolla". Lasciatelo placidamente esporre la sua idea, limitandovi a regalare alla telecamera qualche sorriso idiota di sufficienza qualora il regista staccasse su di voi.
2. Quando sarà il vostro turno prendetela larga, come un falco. Poi, improvvisamente, scendete in picchiata riassumendo in maniera erronea il pensiero del vostro avversario. Per farlo alla perfezione dovrete prendere un punto marginale, passato quasi inosservato del suo discorso. Lo ingigantite, lo rallentate e - ovviamente - lo rovesciate completamente. "Affermare - come ha fatto Santolozzi - che per il soffritto del risotto alla milanese si debbano utilizzare aglio e olio è una vera bestemmia".
3. In meno di due secondi netti il Santolozzi - che tipo prevedibile, poveretto! - scatterà come una molla: "Non è vero, non è vero io ho detto burro e cipolla!!".
4. A questo punto avete la vittoria in pugno. Il Santolozzi per tutti quelli che ascoltano distrattamente (la maggior parte) o che si sono appena collegati (alcuni altri) passa per uno che NON sa come si fa il soffritto del risotto alla milanese. Inoltre è uno che si inalbera facilmente, mentre voi sorridete placido. Infine è uno che interrompe gli altri. Ma perché tutti se ne accorgano dovete sottolinearlo, come illustrato nel punto 5.
5. "Scusa Santolozzi, non ti ho interrotto quando parlavi tu, non interrompermi quando parlo io".
Il Santolozzi cercherà di darvi ulteriormente sulla voce, spiegando che nel soffritto del risotto alla milanese classico si utilizza anche il midollo. (Oh, il Santolozzi, la sa!). Voi fate la vittima alzando gli occhi al cielo, facendo finta di restare in silenzio, emettendo però qualche mugolio per aumentare il livello della confusione. Il conduttore, che percepisce un po' di rumore, ma non ha la minima idea di cosa sia il risotto alla milanese, cercherà di interrompere l'inutile querelle per lanciare l'ennesimo servizio ancora più inutile.
E voi? Voi che del risotto alla milanese sapete ancora meno del conduttore ve la siete cavata splendidamente: più sorridente, più serio e preparato del vostro contendente, siete anche anche infinitamente più educato. Inoltre siete stato interrotto e al prossimo turno, quando si parlerà di temi a voi cari, avrete diritto di parlare per primo.

mercoledì 22 aprile 2009

Sua Altezza

Da Tuttosport 14 aprile 2009: "Rivogliamo la Juve! - Secondo posto e coppa Italia non possono essere obiettivi all'altezza del glorioso passato".
Appunto.
ps: Bocche e porte chiuse.

mercoledì 8 aprile 2009

Abruzzo - I dubbi dell'8 aprile

Nel migliore dei mondi possibili non ci sono terremoti, né case costruite male. Ma se ci fossero anche lì, nel migliore dei mondi possibili la Protezione Civile sarebbe l'unico ente, autorità assoluta, efficientissima ed infallibile, a fornire (o quanto meno a coordinare) assistenza e soccorsi. Sulla carta è già così. Ma noi italiani non ci fidiamo mai. Forse facciamo bene, perché conosciamo le debolezze e le inefficienze delle nostre macchine (carrozzoni?) ufficiali. Ma allo stesso tempo, non fidandoci, indeboliamo costantemente le nostre macchine ufficiali.
Stamattina, a Radio Popolare, un responsabile di Rifondazione Comunista ha raccontato che, già dieci ore dopo il sisma, un gruppo di militanti aveva allestito a Tempera, una delle località colpite, una cucina da campo che distribuiva alimenti, colmando, in quella specifica località, la lacuna di intervento della Protezione Civile il cui funzionario, una volta sul posto, si era limitato a fare le pulci sulle certificazioni sanitarie della cucina da campo. In ogni caso il gruppo di Rifondazione aveva proseguito nella distribuzione del cibo. Solo in un secondo tempo anche questo gruppo si era coordinato meglio con la Protezione Civile, nel frattempo organizzatasi a Tempera, i funzionari della quale avevano indicato al gruppo di Rifondazione Comunista di raggiungere una seconda località ancora sguarnita di cucina da campo (spero di avere riassunto bene il contenuto della telefonata tra Bacchetta di Radio Popolare e il rappresentante di Rifondazione, ma penso proprio di sì, avevo già preso un paio di caffè).
Ho una grande ammirazione per chi realizza questi interventi: testimoniano la celebre elasticità italiana che ci permette, con un enorme cuore e con una certa diffidenza nei confronti delle autorità preposte, di sopperire alle carenze strutturali del paese. Ma questa continua (e spessissimo legittima) diffidenza forse contribuisce a indebolire le autorità preposte innescando un circolo vizioso da cui uscire sembra impossibile. Azzardo una domanda: questo agire sempre "all'italiana", non è addirittura partecipe di quella stessa cultura che ci fa costruire case meno sicure, perché tanto poi ci arrangiamo col geometra e con il tecnico del comune, che poi magari sono generosissimi (cuore grande all'italiana) quando c'è da partecipare ai soccorsi, ma molto laschi e poco rigorosi quando devono fare il noioso lavoro di controllo ufficiale cui sono preposti?
Anche le raccolte di fondi... dovrebbe esserci un unico numero in tutto il paese dove mandare i soldi, coordinato dalla Protezione Civile. E infatti il numero c'è: con un sms al 48580 si dona un euro. Sapranno ben loro a chi dare i soldi.
E invece perché non c'è un quotidiano, un partito, una associazione, un ente religioso, un gruppo di tifosi che non stia organizzando, ognuno per conto proprio, un'altra raccolta fondi? A chi mandano questi soldi? Immagino che ognuno di questi enti si creda più accorto della Protezione Civile nel selezionare i beneficiari della colletta. Nel migliore dei mondi possibili dovrebbe essere un unico centro a raccogliere i soldi e poi valutare le esigenze della comunità e dei soccorsi.
E ci dovremmo fidare? Forse per ora no, ma continuando a fare ognuno di testa propria dove crediamo di andare? Ma forse sto sbagliando tutto io e dovremmo solo portare rispetto per chi sta facendo qualcosa, in qualsiasi modo.

venerdì 3 aprile 2009

Il triangolo di Piacenza Sud 2

Per chi avesse mancato la prima puntata, di quando mi sono perso nella falla spazio-temporale della A21, il link è qui.
Com'è, come non è, il giorno successivo mi reco al Punto Blu. Scelgo, ovviamente, quello più comodo, quello al km 4 del tratto urbano milanese della A4, che si trova sul tragitto da casa mia alla Sede Rai di corso Sempione.
Tutti gli addetti sono occupati, ma non c'è nessuno in coda, io sarò il prossimo a essere servito. Prendo il numerino e mentre attendo una signorina mi fa segno di avvicinarmi e mi spiega che Telepass è anche un gestore telefonico ed essendo io proprietario di un telepass potrei utilizzare una tariffa a 10 centesimi verso tutti. Le dico che ci penso.
Dopo cinque minuti è il mio turno. Ma all'addetto bastano pochi secondi di spiegazione dell'accaduto per decidere che quel Punto Blu non fa al caso mio perché la A4 è gestita da Autostrade per l'Italia mentre la A21 dove è successo l'inconveniente è gestita Autostrade Centro Padane SPA o da Centropadane SPA (in Internet si trovano entrambe le denominazioni). Faccio presente all'addetto che la sera prima la signorina dell'interfono mi aveva detto di recarmi a un "Punto Blu", non a un "Punto Blu Centropadane" e io mi trovo per l'appunto in un "Punto Blu". Ma l'addetto mi risponde che non sono la stessa cosa. All'obiezione: "Perché non vi date dei colori diversi così la gente non si confonde" non ottengo risposta. Anche fare notare che, nel giro a vuoto che ho effettuato, è compreso un tratto di A1 gestita da Autostrade per l'Italia, non smuove né commuove l'addetto. Anche l'ultima obiezione: "Se persino un aggeggino come il telepass riesce a vedere tutte le Autostrade come un'unica rete, perché non potete farlo anche voi?" viene respinta con la seguente motivazione: "Il telepass è un servizio".
L'addetto comunque mi consegna un post-it con scritto a penna il numero del Punto Blu delle Centropadane. Risalgo in macchina e chiamo. Mi risponde, da Brescia, un cortese signore che mi spiega che il problema è arcinoto. Ma è colpa di Autostrade per l'Italia (hai capito? gli stessi che mi avevano rimandato alle Centropadane) che avrebbe progettato i nuovi svincoli (dalla A21 alla A1) nei pressi di Piacenza Sud in modo tale che sia possibile riportarsi sulla A21 senza passare da alcun casello. E adesso, chiedo, come posso regolarizzare la mia posizione? Sulle prime mi suggerisce di passare dal Punto Blu Centropadane di Cremona, ma gli faccio notare che dovrei fare due ore di strada per un errore di altri. Poi inizia a dettarmi un numero di contocorrente postale dove effettuare un versamento con il pedaggio dovuto. Ma non ho una biro, rimaniamo d'accordo che lo richiamo dopo un quarto d'ora.
Un quarto d'ora dopo richiamo, ma non risponde nessuno, faccio un po' di ricerche in Internet e raggiungo ancora il Punto Blu Centropadane, questa volta però quello di Cremona. Qui lo scenario cambia completamente. L'addetto mi conferma che sì, gli svincoli permettono questo tipo di problema, ma mai e poi mai dovrei fare un versamento postale. Devo invece compilare un modulo che dovrei ritirare a Cremona e che poi loro invieranno a Firenze a una sorta di centrale del telepass. Ottengo di farmi inviare il modulo via fax e di rispedirglielo sempre via fax.
Sul modulo mi viene richiesto di indicare il numero di telepass e il codice cliente telepass che riesco a ottenere in pochi minuti al centralino (a pagamento) del Telepass e rispedisco il fax. Ne approfitto per ottenere utenza e password del sito Telepass (ultimamente non mandano più i resoconti cartacei).
Ed eccoci qua. Il secondo addetto della Centropadane mi esorta a monitorare nei prossimi mesi che non mi siano stati addebitati quaranta e passa euro per l'intera tratta, ma solo i pochi euro da Castelvetro a Piacenza Sud e ritorno.
La verità è che è il problema è conosciutissimo dagli addetti ai lavori.
Ed è ormai acclarato che se uno vuole può percorrere venti volte un triangolo di autostrada tra Castelvetro, Piacenza Sud e svincolo, e alla fine del giro uscire, che so, a Caorso e pagare solo una tratta da Castelvetro a Caorso.
Sì ma perché farlo poi? Per dadaismo, no?

mercoledì 1 aprile 2009

Il triangolo di Piacenza Sud


Questa sera ho scoperto una falla spazio-temporale del sistema autostradale italiano. In premio, invece del Nobel, ho ricevuto un invito a presentarmi a un Punto Blu a "regolarizzare la mia posizione". Ma andiamo con ordine.
Al termine di una corrispondenza dalla prefettura di Cremona per Caterpillar(Radio2) verso le 19.50 saluto il prefetto e i suoi gentili ospiti e salgo sulla mia Multipla a metano, diretto verso la mia residenza brianzola. Seguendo le indicazioni del Garmin, percorro qualche chilometro e imbocco la A21 Torino-Brescia a Castelvetro Piacentino, direzione Torino, passando, ovviamente, dall'entrata del telepass, visto che ne ho uno in dotazione.
Percorro una decina di chilometri, supero una sola uscita: quella di Caorso, ma una volta giunto nei pressi dell'area di servizio "Nure" mi ricordo di aver lasciato un cellulare sulla scrivania del prefetto. Chiamo subito il centralino della prefettura dove due cortesi piantoni di servizio si premurano di recuperare il cellulare.
Devo tornare indietro. La soluzione classica prevede di abbandonare l'autostrada alla successiva uscita e di rientrare nella direzione opposta.
E così decido di fare: procedo ma l'uscita successiva è, di fatto, un doppio raccordo con la A1: a distanza di pochi metri c'è prima l'uscita di raccordo per la A1 direzione nord, verso Milano per intenderci, e subito dopo l'uscita di raccordo per la A1 direzione sud, verso Piacenza Sud-Bologna.
Tirando a indovinare e seguendo un po' il Garmin, che però si perde, snobbo l'uscita verso Milano e imbocco il raccordo verso sud. Temo di aver sbagliato, quando circa un chilometro dopo, forse meno, sempre procedendo ancora sulla corsia del raccordo, trovo la freccia a destra per Brescia che mi rimanda sulla A21 nella direzione giusta, quella che mi permette di tornare a Castelvetro Piacentino, dove ero entrato.
Una volta giunto a Castelvetro, la sbarra del telepass non si apre. Un cartello mi intima di non abbandonare il veicolo. Attendo istruzioni. Dopo un paio di minuti una voce femminile mi chiede da un interfono dove sono entrato in autostrada. Cerco di spiegare il giro, ma lei mi segnala che essendo entrato e uscito dallo stesso casello le risulta un'inversione in autostrada e mi consiglia di recarmi, nei prossimi giorni, a un Punto Blu a "regolarizzare la mia posizione".
Non era previsto che qualcuno dimenticasse il telefono sulla scrivania del prefetto.
Non era previsto che qualcuno percorresse il triangolo di Piacenza Sud.